27 gradi
Leggere che a metà gennaio si sono registrati 27 gradi di temperatura mi preoccupa un po'.
La temperatura misurata non a Rio de Janeiro o a Melbourne, ma a Torino, la città che un anno fa ha ospitato le Olimpiadi invernali.
E anche da noi, a casa nostra, ce ne rendiamo conto: chi ha messo un cappotto quest'anno?
Io finora, per andare in bici, avrò usato i guanti dieci volte...
E' vero che usare la bici accorcia la brutta stagione, ma qui si esagera.
Qualcuno si ostina ancora a dirci che questi innalzamenti di temperatura sono ciclici e naturali.
Intanto l'Unione Europea lancia l'allarme sull'effetto serra. E da noi?
Sui giornali, accanto agli allarmi sull'effetto serra, campeggiano gigantesche pubblicità di automobili (a volte gipponi, a volte lussuose berline) tutte accomunate da copiose emissioni di CO2.
Emissioni che vanno a braccetto con quelle delle centrali elettriche, tutte con combustibili fossili, mentre buona parte dei combustibili che bruciamo vengono buttati in sprechi o rendimenti ridicoli (per esempio, il motore di un'auto ha un rendimento, grosso modo, del 30%: a braccio vuol dire che ogni 100 euro che mettiamo nel serbatoio, ne usiamo solo 30 per muoverci, e il resto si dissipa in calore. Non abbiamo un'auto, diceva una volta Beppe Grillo, ma una stufa con le ruote!) Nell'agenda politica, in questi giorni, il problema sono i benzinai che protestano contro l'apertura di stazioni di servizio all'interno dei supermercati, con prezzi molto più convenienti.
Io, nella mia banale demagogia, faccio l'equazione della benzina: minor costo uguale maggiori consumi. Maggiori consumi uguali maggiori emissioni. Maggiori emissioni uguale guai sicuri.