Vicenza e noi
Sabato scorso c’è stata la manifestazione contro la costruzione della nuova base americana di Vicenza. Vicenza ha già una base militare americana, enorme. Americana significa che è degli Stati Uniti, non della NATO.
Tutto questo avviene senza che gli abitanti siano stati minimamente consultati.
Non fa differenza se si tratta di un governo (cittadino o nazionale) di destra o di sinistra: la prassi è che quando c’è da decidere cosa fare in una certa zona della città, è il sindaco o qualche assessore che se ne occupa. I cittadini sono ai margini: al massimo possono leggere qualche comunicato stampa sui giornali.
Facciamo una breve riflessione. quante volte siamo stati interpellati, come cittadini, da qualche amministrazione per decidere insieme se e come fare una certa scelta? Quasi mai.
Si fa un gran parlare di partecipazione, ma in concreto molte scelte che vanno ad incidere sulla vita quotidiana dei cittadini vengono prese da chi ha la responsabilità di governare, ma senza ascoltare.
Ricordo, prima delle ultime elezioni amministrative, il gran lavoro del “Forum per Firenze”, una sorta di enorme contenitore di associazioni, partiti, gruppi e singoli cittadini che, divisi per argomenti, prepararono una sorta di “programma” per il candidato sindaco del centro sinistra.
Nel loro piccolo, i ciclisti del forum di Firenzeinbici prepararono quattro paginette con un progetto di ciclabilità cittadina, discusso durante gli incontri e affinato “parlandone” sul web.
Il candidato sindaco del centro sinistra fu fatto partecipe di tutto questo ma, diciamo così, rimase un po’ freddino di fronte a tutto questo.
Proviamo a guardare la nostra città. Spuntano comitati in ogni dove. E ognuno di questi ha argomenti seri e importanti da contrapporre alle idee dell’amministrazione, tanto che sembra che certe cose vadano fatte “perché sì”.
Prendiamo la tramvia.
Non discuto che la tramvia, in sè, sia un importante strumento per ridurre il traffico. Penso ai percorsi che sono stati pensati e mi domando se davvero sono “intelligenti”.
A che serve andare da Scandicci a Santa Maria Novella in tram? Il bus 16, prima dei lavori, per andare dal Comune di Scandicci alla stazione ci metteva 3 (e dico 3) minuti in più di quanto ci metterà la tramvia, almeno secondo gli orari ufficiali ATAF. Serve davvero questo percorso? O serviva, ad esempio, una linea che collegasse le zone malamente raggiungibili con i mezzi pubblici, come Scandicci-Ugnano-Isolotto-Sesto-Calenzano-Campi-Lastra a Signa?
Se andate la mattina al lavoro in auto passando dal ponte dell’Indiano, capite subito quello che intendo: per andare dal centro dell’Isolotto a Rifredi in auto ci sono 10 km. In bici 5 km scarsi.
In bus si deve andare a Santa Maria Novella, cambiare bus e prenderne un altro: se va bene ci vogliono 45 minuti. Non so chi abbia scelto questi percorsi, ma interpellare 10 o 20 pendolari in coda avrebbe potuto dare soluzioni molto interessanti.
Oppure pensare alla tramvia che passa sotto alla facciata del Duomo. Adesso ci passa ben di peggio, sia chiaro, e non sarà certo un tram che disturba. Ma la mia obiezione è di sostanza: è sempre stato criticato il modello di trasporto pubblico cittadino perché faceva passare quasi tutti i bus dal centro e con la nuova tramvia che si fa? si fa passare dal centro. Non vi pare sciocco?
Chi lavora in centro già oggi non usa quasi mai l’auto per andare al lavoro. Chi la usa generalmente si sposta dalla periferia alla periferia: invece di pensare al tubone, non era il caso di pensare ad una sorta di linea circolare (o semicircolare, visto che ci sono anche le colline?
Misteri.
Misteri che per esempio impediscono di fare un ragionamento che non sia “perché sì” sull’inceneritore, per esempio, facendo scegliere i cittadini tra l’incenerimento o una raccolta differenziata “spinta” con il porta a porta; misteri che trasformano aree che potrebbero diventare verde pubblico in parcheggi, caserme dismesse che si trasformano in aree residenziali, vecchie costruzioni che vengono “valorizzate” trasformandole in aree commerciali.
Mistero che le ciclabili siano fatte e pensate da chi, probabilmente per illuminazione divina, è convinto di sapere già ciò di cui c’è bisogno senza la necessità di ascoltare chi dovrebbe (o vorrebbe) usarle...