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i pazzi siamo noi, ciclisti urbani a Firenze !? .... unofficial blog

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lunedì, 30 aprile 2007

Pedalare è resistere



Andare in città da una parte all’altra in poche decine di minuti, e praticamente gratis. E’ possibile e alla portata di molti, grazie alla bici.
Non c’è dubbio che l’uso della bici sia anche utilitaristico. Ma da solo non può bastare.
L’uso della bici, per me, va oltre. E’ un segnale. E’ un simbolo. E’ una filosofia.
Nella nostra vita le cose più belle e importanti non sono quasi mai quelle che ci portano dei vantaggi immediati, ma quelle ci coinvolgono e che vanno a toccare il meglio di noi stessi.

Vorrei ricordare, anche se “quel” giorno è passato, il 25 aprile, il giorno della Liberazione, una festa che, a mio parere sembra essere più o meno sottotono a seconda del tipo di governo nazionale.
Oltre sessant’anni anni fa, molti fecero una scelta.
Scelsero quello che per loro era giusto, non quello che era utile e opportuno: chi andando sulle montagne, chi nascondendo i disertori, chi sabotando, chi portando documenti e messaggi, chi in modi nascosti, silenziosi e non violenti che non sapremo mai.
La storia ci ricorda come molti di questi usassero la bici come mezzo di liberazione.
Penso alla partigiana “Lia”, a Milano, ricordata dai gruppi di ciclisti milanesi, oppure anche a Tina Anselmi, ex Ministro ed ex Presidente della Commissione parlamentare sulla P2 che portava in bici le comunicazioni tra i vari gruppi resistenti del Veneto. Penso alla rivelazione recentissima su Gino Bartali, campione nello sport e nella vita, che faceva la spola nel centro Italia portando i documenti falsi necessari a nascondere prigionieri e perseguitati.

Oggi la bici serve a resistere ancora. In modo pacifico, per fortuna, ma efficace.
Pedalare ci mostra come spesso si può vivere bene senza necessariamente inquinare e occupare a dismisura gli spazi della città. E anche, udite udite, senza incrementare il PIL nazionale.
Senza la spocchia di chi possiede una verità assoluta, ma la cordialità di chi offre un’altra possibilità.

Buona 25 aprile, quello di ieri e quelli di domani..
postato da: patrillo alle ore 08:05 | link | commenti
categorie: varie ed eventuali
venerdì, 27 aprile 2007

Sicuri di che



Dal 23 al 29 aprile l'ONU ha proclamato la prima settimana mondiale per la sicurezza stradale.
Forse viene un po' sottovalutata nell'immaginario collettivo, ma l'incidentalità stradale causa nel mondo oltre un milione di morti all'anno, come una guerra di medie dimensioni.
Questa sottovalutazione, immagino, è ben legata all'enorme quantità di pubblicità che ruota intorno al mondo dei motori, a due e quattro ruote: non dico delle sciocchezze se affermo che l'insicurezza stradale uccide più della mucca pazza, della SARS e dell'aviaria... e nonostante questo la percezione che si ha è che andare per strada (a piedi, in bici, in moto o in auto) sia un fatto molto "normale" e sicuro.
In Italia ci sono mediamente 15 morti per strada al giorno, che non sono uno scherzo, e nella metà degli oltre 600 incidenti quotidiani sono coinvolti conducenti con meno di trent'anni.
Nella nostra città sembra che stia cambiando la tendenza, grazie anche ad un aumento dei controlli sui comportamenti pericolosi e all'uso delle tecnologie, con i sistemi di rilevamento della velocità e dei passaggi con il semaforo rosso. Ma non sarà mai abbastanza.
Importantissime sono le soluzioni di moderazione del traffico, anche se per ora mi pare trovino attuazione solo con i passaggi pedonali rialzati.
Il maggior numero delle vittime rimane però quello dei pedoni (quest'anno già due su cinque vittime), in molti casi ostaggio di una mobilità motorizzata invasiva e soffocante.

Anche per noi ciclisti la sicurezza è fondamentale: non sarà un caso che quando chiedo a qualche amico il motivo per cui non usa la bici la risposta è quasi sempre "perché ho paura". C'è una qualche teorica buona volontà da parte dell'amministrazione, ma questa si scontra con la sua messa in opera. Per usare una metafora informatica, il programma c'è, ma la stampa non parte... di fronte a significative e importanti dichiarazioni, le soluzioni concrete lasciano un po' a desiderare, lo sappiamo: dalla scelta di alcuni percorsi ad alcune soluzioni tecniche scelte, all'imprecisione della segnaletica.
Sarebbe necessaria più attenzione e cura verso chi la bici la usa quotidianamente, che senz'altro è più preparato di chi la ciclabilità l'ha studiata (magari a pieni voti) su un manuale: non per bravura, ma semplicemente perché vede le cose dal sellino.
postato da: patrillo alle ore 09:28 | link | commenti (3)
categorie: autocrazia
giovedì, 26 aprile 2007

La Donna è mobile .... cantava il Duca di Mantova del Rigoletto.

No, Firenze è im-mobile !!

La donna è mobile? No, Firenze è im-mobile!!

Firenze è im-mobile
Qual puzzo al vento

Muta d'accento

E di pensiero.
Sempre un amabile
Leggiadro viso,
In pianto o in riso,
è menzognero.

Firenze è im-mobile
Qual puzzo al vento

Muta d'accento
E di pensier,
E di pensier,
E di pensier!

E' sempre misero
Chi a lei s'affida,
Chi a le confida,
Mal cauto il core!
Pur mai non sentesi
Felice appieno
Qui su quel seno,
Non liba amore!

 

 

 

 

 

postato da: ODYSSAEUS alle ore 13:10 | link | commenti (1)
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L'Assessore al Buonumore 2



Siamo governati da creativi? Come direbbe un famoso giornalista, la domanda sorge spontanea.
Un esempio è mostrato nella foto: attraversamento pedonale (le strisce) e ciclabile (i quadrotti). A metà strada, oplà, si cambia l’allineamento! e il bello è che c’è segnato un attraversamento ciclabile, ma di pista ciclabile nemmeno l’ombra, né di qua né di là..
postato da: patrillo alle ore 07:30 | link | commenti (3)
categorie: dove passo
giovedì, 19 aprile 2007

No T.A.B. 12



Non so chi sia il responsabile del marketing della tramvia, ma non mi sembra abbia avuto delle gran trovate. Una delle ultime l'ho vista attaccata alle transenne che delimitano i cantieri di Porta al Prato. Si vede nella foto: "Con il tram SMN-Cascine in 7 minuti".
Non so chi possa avere interesse ad andare dalla stazione alle Cascine in 7 minuti piuttosto che in 6 o 10. L'unico motivo che mi viene in mente è una improvvisa e impellente pressione vescicale che richieda un luogo appartato per la sua liberazione.

Per il resto, sono molte chiacchiere. Perché? Basta prendere un qualsiasi orario ATAF e vedere quanto ci mette un bus. Il 9, per esempio, dalla stazione FI SMN alla Stazione Leopolda ci mette 4 minuti, 6 per arrivare dall'altra parte del ponte alla Vittoria (perché, è bene ricordarlo, con il sottopasso di piazza V. Veneto i bus non si fermano più davanti alle Cascine).

Quindi, a che serve pubblicizzare una cosa futura quando adesso è già così?
postato da: patrillo alle ore 08:38 | link | commenti (5)
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mercoledì, 18 aprile 2007

Consiglio per l'acquisto



Per una volta lasciamo perdere le notizie sulla mobilità cittadina, e parliamo della sicurezza di chi va in bici, e di come poterla incrementare.
Non molti sono a conoscenza che in Germania sono in vendita degli interessanti fari posteriori per le bici. Sto parlando di fari funzionanti con la dinamo, non a batteria.
Si tratta di fari con la tecnologia "standlicht" che, nel mio tedesco elementare, dovrebbe significare, più o meno, "luce di posizione".

In pratica si tratta di un normale faro posteriore dotato di un circuito elettronico, con o senza batterie, che dopo aver pedalato per due-tre minuti rimane acceso per alcuni minuti anche se bici è ferma. Sappiamo bene come andando in giro in bici la sera sia importantissimo essere ben visibili: grazie a questo sistema, il principale difetto dell'illuminazione a dinamo (bici ferma uguale luce spenta) viene superato.

L'occasione in cui questo faro potrebbe manifestare tutta la sua utilità è quando occorre fermarsi in mezzo alla carreggiata per girare a sinistra.
In Italia non li ho mai visti, ma ne ho comprato uno in Germania, dove addirittura molti modelli di bici lo montano già "di serie".
I prezzi partono da circa 20 euro (ci sono vari modelli), ma credo siano soldi ben spesi.
postato da: patrillo alle ore 07:26 | link | commenti (4)
categorie: varie ed eventuali, che si fa
martedì, 17 aprile 2007

Smog umanitario



Con grande soddisfazione (immagino) della mia profe di matematica e grazie allo sfoggio di qualche moltiplicazione, abbiamo visto, riguardo le emissioni delle polveri, come il non blocco di tutte le auto diesel Euro 3 crei il 415% delle eventuali emissioni di tutte le auto Euro 0 a benzina (eventuali, perché dovrebbero essere bloccate), a parità di chilometri percorsi per auto. Se poi consideriamo che con molta probabilità chi ha un'auto nuova percorre più chilometri di chi si ostina a tenerne una di quindici anni, c'è di che preoccuparsi.

Un nuovo studio ARPAT dice che i valori degli ossidi di azoto NOx (cioè ossido e biossido di azoto) stanno ricominciando a salire. Una responsabilità potrebbe essere quella dell'aumento delle auto a gasolio in circolazione, ma non va dimenticato che la stessa combustione del metano per il riscaldamento ne produce.

Ma quali sono gli effetti degli ossidi di azoto? in un rapporto di Legambiente di qualche anno fa, per l'ossido di azoto si parlava di produzione di piogge acide e anche dell'ozono nel periodo estivo, mentre il biossido di azoto è più insidioso per l'uomo, perché ha tossicità acuta sulle mucose, gli occhi e a livello polmonare. Naturalmente le prime vittime di questo gas sono bambini, anziani e sofferenti d'asma. In quel rapporto però non si legava l'emissione degli NOx all'uso delle auto a gasolio.
Del gasolio però dice che "Le emissioni generate da un motore diesel sono classificate dallo Iarc come probabili cancerogeni per l'uomo".

Leggendo i dati, si vede che in città delle sei centraline, solo due (a Boboli e a Settignano: non so se è chiaro...) rientrano nei limiti di legge. Le altre quattro (viale Bassi, Novoli, Gramsci e Ponte alle Mosse) sono fuori.

Quando però alcune settimane fa è uscita la polemica Euro 0-Euro 3 (ricordate? il comitato ha fatto un ricorso al TAR indicando i dati citati prima), nel comunicato stampa dell'amministrazione si citavano diversi dati, anche per giustificare la scelta fatta: le auto Euro 0 emetterebbero il 19% delle emissioni di biossido d'azoto, mentre quelle Euro 3 il 17 %.
Con questi due dati alla mano, la mia profe di matematica probabilmente avrebbe stimato i due dati come "paragonabili", no?

Per concludere, cito le righe del comunicato stampa che spiegano i motivi per cui non è possibile bloccare i mezzi diesel Euro 3: "Un divieto che assunto oggi improvvisamente a carico dei veicoli diesel Euro 3, in vendita fino al dicembre 2005, causerebbe difficoltà davvero insormontabili ai cittadini".
Il mio profe di italiano mi farebbe riassumere così: "Siccome finora abbiamo detto che dovevano essere bloccati gli Euro 0 perché inquinavano, tanti hanno cambiato macchina, ma se ora gli diciamo che le macchine diesel Euro 3 non possono circolare perché sono più inquinanti di quelle Euro 0 che hanno appena rottamato, il tasso di nervosismo in città si impennerebbe e non ci sembra il caso".
Nel continuo cambiamento del vocabolario, potremmo parlare di un caso di smog umanitario..
postato da: patrillo alle ore 07:36 | link | commenti (3)
categorie: autocrazia
venerdì, 13 aprile 2007

Decoro sì, decoro no



Nell'immagine c'è la chiesa di Orsanmichele. La foto è stata scattata di buon mattino, tra le sette e le otto. Le spazzatrici stradali hanno già pulito tutto: niente cartacce, cocci di vetro, bicchierini di gelato.
Sembra tutto a posto, anzi no: ci sono due bici legate alla ringhiera.
Ecco, le bici legate a quella ringhiera, di cui non conosco il pregio e me ne dolgo, per qualcuno sono un disturbo al decoro della chiesa e della città.
Capite bene di cosa si tratta: quella ringhiera è stata posta intorno alla chiesa come protezione, immagino. Non è che faccia una gran bella figura, però c'è e la teniamo. Il piccolo scalino su cui poggia la ringhiera non è transitabile nemmeno dai pedoni.
Le due bici, quindi, che fastidio danno? Non intralciano il passaggio. Non danneggiano il monumento. Possono essere sgradevoli alla vista? Forse, ma qui si va nel campo del soggettivo, che è difficilmente inquadrabile da un regolamento. Nei paraggi solo poche rastrelliere, comunque insufficienti. E, ripensandoci, dov'è il cartello di divieto di sosta?
Non importa, si possono far portare via.

Poco importa che loro, le bici, non danneggino il monumento con le loro emissioni, che non producano buche sulla strada con il loro peso, che non facciano tremare le statue con le loro vibrazioni.
Poco importa, e lo citava l'edizione cittadina di Repubblica di ieri, se il CNR è molto preoccupato per il rapido deterioramento dei monumenti stessi causato da smog e piogge acide, fenomeni di cui i mezzi con motore a scoppio sono in buona parte responsabili.
Poco importa se marmi e pietre si sgretolano per colpa del flusso continuo delle auto anche nelle zone a traffico limitato, e se le opere originali devono essere protette  in un museo per salvarle.

Tra cent'anni, chissà, in questa foto, anche grazie al traffico cittadino, potremo vedere solo un cumulo di pietre, come a Pompei, e la ringhiera, saldamente al suo posto.
Ma le bici no, indecorose.
postato da: patrillo alle ore 08:39 | link | commenti (6)
categorie: hanno detto, dove la metto
giovedì, 12 aprile 2007

Il cuculo



Quando ero piccolo c'era la tv dei ragazzi. Insieme a Braccobaldo, Zorro e Mago Zurlì c'erano anche i documentari. A volte facevano vedere la storia del cuculo, un uccellino svogliato che depone le uova nei nidi degli altri uccelli e gliele lascia covare (una primissima forma di subappalto, no?).
Quando le uova si aprono, il piccolo cuculo butta fuori dal nido gli altri piccoli presenti. Non l'ho mai sopportato.

E' per questo che ho avuto un sussulto vedendo quel motorino attaccato alla rastrelliera, con le bici che non trovano il loro posto.
Insopportabile, vero?
postato da: patrillo alle ore 08:19 | link | commenti (3)
categorie: dove la metto
mercoledì, 11 aprile 2007

Modello Lupin



Non sono passati neanche venti giorni da quando la stampa cittadina parlava di 800 nuove rastrelliere a U rovesciato (cioè 1600 posti), con un costo di 60.000 euro (cioè 37,50 euro a posto bici).
Evviva, urrà, finalmente, ho detto anch'io.

Poi, prima delle vacanze pasquali ecco arrivare un comunicato stampa dell'amministrazione.
Si parla di 600 nuove rastrelliere (cioè 1200 posti), con il solito costo di 60.000 euro (che diventano 50 euro a posto bici).

Che fine hanno fatto i 400 posti bici spariti in 20 giorni? Forse sono state rapiti? Credo che il nome più adatto per queste nuove e ben fatte rastrelliere sia "Modello Lupin", in onore del ladro gentiluomo...
postato da: patrillo alle ore 07:50 | link | commenti (3)
categorie: hanno detto, dove la metto