Svegliatevi bambine (e bambini)
E’ primavera (ormai da febbraio o prima), ma siamo già in estate (basta leggere un termometro).
La vecchia canzone fiorentina, in primavera invitava le bambine a svegliarsi, e tutto il resto.
Certo, non è facile alzarsi presto il sabato mattina, ma le bambine e i bambini (di varie età) che sono scesi dal letto letteralmente prima dell’alba di sabato scorso hanno potuto osservare una città probabilmente mai vista. Quale? Firenze.
Forse non ce ne rendiamo conto, ma la nostra città ha più anime. Abituati a trovarci ad annaspare pedalanti in mezzo al traffico, a sentirsi carezzare, nostro malgrado, da gipponi, smart e scuteroni, prendere la bici e pedalare in una città dove il rumore più assordante è quello dei nugoli di passerotti che cinguettano al nuovo giorno che sta per arrivare, lascia il dubbio di essersi svegliati in un sogno. O è il resto della giornata che è un incubo?
Alle sei di mattina, la città è vuota e le auto, incredibile, sono quasi tutte zitte e ferme. Persino la mista ciclabile del lungarno Vespucci è tutta per i pedalatori mattinieri.
Sì, l’anima di questa città, quella che mi piace e che vorrei mostrare ai miei amici è proprio questa. Quella con il centro semideserto, con le piazze vuote e le chiacchiere a bassa voce tra pedalatori, con gli sguardi forse assonnati, ma senz’altro stupiti nel visitare quella che sembra un’altra città, più umana (sì, diciamolo) di quella a cui siamo abituati.
Gli altri continuino pure a dormire. Noi, in silenzio, ci godremo strade e palazzi, chiese e loggiati.
Certo, qualche scalmanato motorizzato c’è a tutte le ore, anche se trovare un paio di automobilisti impazienti (forse sono nevrotici del turno di mattina?) a causa del passaggio di una quarantina di ciclisti mattutini (ripetuti suoni di clacson e “andate a lavorare [bestemmia]”) non può far altro che rinforzare in noi l’idea di aver scelto la parte migliore...