
Non c'è una via automatica alla santità utilizzando la bici (se si usa solo quella, è più probabile arrivare al martirio), ma trovare un simile spettacolo di fronte al passaggio per disabili fa rizzare i capelli, oltre a generare un moto sussultorio allo stomaco.
Le bici, sia pur messe in modo indecente, sembrano modelli di bontà e rispetto per gli altri al confronto con le auto (in doppia fila) e lo scuterone (con targa illeggibile).
Non è dato a sapersi se poco (o molto) dopo qualche vigile abbia fatto mettere in moto un carro attrezzi purificatore.

Sarà perché non me ne intendo, ma aver letto che l'Assessore alla sicurezza ha a sua disposizione seicento e rotti ignoti (per noi) cittadini che riferiscono a lui o ai vigili urbani (che cosa?) non mi ha lasciato tranquillo.
Qualcuno l'ha chiamata “la Gladio di' ccioni”, ma a me, con le debite proprorzioni, ha fatto venire in mente la Stasi del film “Le vite degli altri”.
Nella mia ingenuità ho sempre pensato che qualunque cittadino dotato di senso civico possa segnalare problemi o elaborare proposte all'Amministrazione. Apprendere che alcune centinaia di “fidati” osservatori hanno una sorta di “corsia preferenziale” mi lascia allibito.
Non solo. Basti pensare al grande lavoro che associazioni e comitati fanno in città, alle due-tre magagne l'anno mostrate su questo e su mille altri blog per capire che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Mi domando allora: chi è questa gente? come viene reclutata? di cosa si occupa?
Personalmente non credo sia necessario avere tanti occhi per vedere cosa non va: basterebbe che "dall'altra parte" ci fossero un paio d'orecchie per ascoltare, e agire di conseguenza.
Siete avvertiti: da domani, non uscite di casa spettinati. Ne va del decoro generale.

E' un corpo malato, la città. Malato di smog e di traffico.
I suoi anticorpi si insinuano nel traffico in bici, veloci e pacati, invisibili ed efficaci.
La situazione è critica e la cura è lunga, ma non c'è da disperare. A poco a poco, pedalata dopo pedalata, il virus del gipponio invasore sarà battuto e l'organismo liberato.
Se non ce la farà il desiderio di vivere tranquilli in una città più sana, ci penserà l'intelligenza a farci liberare dall'invasione delle quattro ruote.
Domani ricordiamo con rispetto una Liberazione ancora più importante, ma pensiamo anche alla prossima, quella per cui, con semplicità, stiamo lavorando in silenzio per colorare un mondo grigio.
In silenzio, ma pedalando sempre avanti.

A volte, leggendo i giornali, ci accorgiamo di come alcuni personaggi pubblici si comportino sulla strada in modo poco “ortodosso”, come del resto fanno molti altri connazionali meno famosi.
Mi viene in mente il senatore che è andato in TV con per saltare le code, oppure il sindaco di un paesotto risultato positivo al test alcolemico e così via.
Ho amaramente sorriso quindi leggendo che, a Cortina, la figlia di un noto giornalista, conduttore di un TG nazionale, è stata colta mentre in auto (il solito gippone, dicono) stava infilando contromano un senso unico. Fin qui, purtroppo, niente di strano se non che una pattuglia di vigili era proprio lì...
La signora, di fronte alla contestazione degli agenti, ha iniziato a dare in escandescenze: mi pare di sentire la frase d'obbligo “lei non sa chi sono io”...
Per registrare tutto quello che è stato detto dalla signora, i vigili hanno riempito cinque pagine di verbale di minacce e ingiurie, almeno stando a quanto scritto sui giornali.
Oltre al transito in senso vietato, alla signora sono stati contestati anche la revisione scaduta alla sua auto, il bimbo sul sedile posteriore non allacciato alla cintura e poi minacce, ingiurie, resistenza a pubblico ufficiale...
Il padre della signora ha allora tentato di usare lo schermo della TV per parlare dei cittadini "vessati" dai vigili urbani, ma non c'è riuscito. I loro sindacati hanno vivacemente protestato, e i comandi delle varie città italiane hanno appoggiato l'operato dei colleghi e le dichiarazioni del sindacalista intervistato nel TG.
Come si sa, spesso la legge è uguale per tutti. Anzi, per tutti gli altri.

Da sempre, per qualche arcano motivo che si perderà nella notte dei tempi, il primo maggio non circolano i bus in città, come avviene anche in qualche altra festività, non ricordo se per tutta o metà giornata.
Per l'appunto quest'anno, proprio il primo maggio, in città ci sarà un'importante partita di calcio, e per questo motivo tra gli autisti saranno cercati dei volontari (regolarmente pagati) per portare allo stadio i tifosi.
Nelle altre città i bus circolano, il primo maggio. Il primo maggio, festa internazionale, gli ospedali curano, i treni circolano, i poliziotti pattugliano. Tutti con gli organici ridotti, come in un giorno di festa, ma se ne hai bisogno, ci sono.
Perché i bus no? Mi piacerebbe che, oltre ai legittimi spostamenti verso lo stadio, si tenesse conto anche di chi vuole andare in ospedale, a fare due passi in centro, a prendere un treno, perché pure chi non va allo stadio, il primo maggio e anche gli altri giorni, ha diritto ad avere un servizio pubblico.

Avrete notato come negli ultimi mesi le preoccupazioni nazionali si siano spostate dal prezzo della benzina al prezzo del pane.
Direi che finalmente è arrivato il momento in cui ciascuno si debba preoccupare più di quello che mette sulla tavola che di quello che si mette nel serbatoio.
Intanto, a livello mondiale si assiste alle sommosse a causa dei prezzi altissimi per il pane, il riso o il granturco, come ai tempi dei Promessi Sposi o di Maria Antonietta: c'è l'aumento dei consumi da parte dei “Paesi emergenti”, i soliti “furbetti” che speculano, le condizioni atmosferiche mutate e, infine, l'idea scellerata che si possano utilizzare i cereali per creare carburante. Come insegnava Gian Burrasca chiedendo la pappa al pomodoro, “il popolo affamato fa la rivoluzion”: miliardi di persone, dal Messico all'Egitto all'Indonesia, protestano contro l'aumento dei generi di prima necessità.
Da noi, la più famosa casa automobilistica nostrana ha già pronto un modello sperimentale bifuel (etanolo-benzina) da produrre se il mercato lo richiederà. Anche altre case hanno già pronti i loro modelli.
Il combustibile ecologico non esiste, almeno per i nostri motori a scoppio. Non è possibile utilizzare i terreni coltivabili per produrre carburanti vegetali al posto di farina, anche perché la resa dei terreni e la loro estensione non permette di avere la disponibilità di carburante pari all'attuale di origine petrolifera.
Anche in questo caso, come nell'utilizzo delle energie alternative, è necessario ridurre i consumi modificando le nostre abitudini di mobilità.

A volte l'Assessore del vicino è sempre più verde del proprio. Altre invece è tale e quale.
A Scandicci sarà rimodernata piazza Togliatti (quella che tutti hanno sempre chiamato -e continuano a chiamare- piazza del mercato) eliminando una corsia per le auto e creando una vasta area pedonale. Al posto della corsia delle auto verrà allargato il marciapiede, piantati alberi, installate panchine, illuminazione raffinata, fontane e così via. Resterà una sola corsia, a senso unico.
E cosa c'è che non va, allora?
Dai disegni che ho visto, sparisce la corsia di transito e spariscono i posti auto, ma non appare neanche uno straccio di pista ciclabile... se la strada da doppio senso diventa a senso unico, i ciclisti saranno costretti ad andare contromano o a zigzagare tra i pedoni sul marciapiede.
La domanda sorge spontanea: perché nel pensare un progetto così ricercato nessuno ha tenuto conto dei ciclisti?

Non si tratta di scelta, ma di necessità: a causa dei prezzi sono ancora in calo i consumi di benzina e gasolio. Inoltre, sono in sensibile diminuzione anche le immatricolazioni delle auto.
I numeri: rispetto al 2007 siamo a circa 10% in meno di immatricolazioni e a circa il 6% in meno (rispetto al marzo 2007) dei carburanti.
Un gran bel risultato per l'ambiente, anche se è non è dovuto ad un miglioramento della sensibilità ecologica generale. Dovrebbe farci pensare, però.
Se non è la paura delle malattie da traffico, o lo stress o la vivibilità cittadina che smuove le persone, salvo una piccola e virtuosa parte della società, la leva che smuove la sensibilità del cittadino è il denaro. Non è un granché come motivazione, ma è sempre meglio che nulla.
La benzina, come molti altri beni, non la paghiamo con il vero costo ecologico che avrebbe: basti pensare all'impatto ambientale dell'estrazione del petrolio (ricordate la situazione del delta del Niger? o gli oleodotti in mezzo alle foreste pluviali?), oppure ai danni provocati dalle emissioni che restano dopo il suo consumo: tutti costi sociali a carico della collettività che non fanno parte del prezzo di vendita.
Il prezzo dovrebbe essere molto più alto, per tener conto di tutti i guai che si porta dietro e che vengono scaricati (gratis) sugli altri.
Man mano che il tempo passa (e le riserve petrolifere diminuiscono), assisteremo ad un aumento costante del prezzo e saremo costretti (direi finalmente) a ridurre l'uso dell'auto.
Dovremo cambiare stile di vita e abitudini, e non sarà male.
La bici tornerà a farla da padrona, visto che ci regala mobilità a costo zero.
Siamo pronti al cambiamento?

Come dimenticare il grandioso tunnel nel tunnel inaugurato un anno fa? Impossibile.
Da mesi il prezioso manufatto non è più illuminato, probabilmente perché, dicono i maligni, qualcuno non ha pagato la bolletta della luce. E pensare che nel comunicato stampa di presentazione, per parlare dell'illuminazione si diceva che "l'impianto è costituito da lampade fluorescenti a fila orientata in modo da non abbagliare": grazie per il pensiero, ma da allora mi chiedo come possano abbagliare dei tubi fluorescenti, a meno che non siano posti all'altezza dello sguardo. Chissà, forse un illuminotecnico potrebbe chiarire la faccenda. Curiosamente, i grandi fari del tunnel (quello automobilistico) da quando è stato costruito il prezioso manufatto sono rimasti lì ad illuminare il tetto del tunnel nel tunnel...
Comunque, in questo momento le luci del tunnel nel tunnel non abbaglierebbero un granché, anzi: direi che l'impianto sta utilizzando le migliori tecnologie per il risparmio energetico...

Si può parlare forse di strage di pedoni, ma si sa, essendo “incidenti”, sono fatti che accadono incidentalmente, per caso, fatalità, sfortuna. Almeno è questo quello che passa dai giornali.
No, non è così.
Questo fine settimana sono morti 5 pedoni, investiti in vario modo ma sempre per il solito motivo: sono pedoni e si muovono in mezzo a proiettili d'acciaio. Attraversano la strada guardinghi, come se ci fossero dei cecchini appostati sui tetti. Se va bene, tirano un sospiro di sollievo. Altrimenti, tirano l'ultimo respiro.
Anche i ciclisti sono schiacciati dal tallone della cultura motorizzata, ma dalla loro hanno il vantaggio di essere più veloci dei pedoni. I numeri poi lo dimostrano: in Italia ogni giorno muoiono 1 ciclista e 2 pedoni.
Nella nostra città i pedoni sono la gran parte delle vittime della strada, e non sarà solo colpa dei mendicanti sdraiati, ma anche di permette che si intralci i marciapiedi, di chi li fa male, di chi mischia i pedoni con i ciclisti in barba alle normative di legge, di chi programma i tempi dei semafori in funzione delle auto piuttosto che dei pedoni.
Allora, non servono i manifesti scioccanti ma un cambio di cultura da parte di chi dovrebbe fare. Ma cambiare i tempi ai semafori non ha la stessa visibilità del presenziare un convegno o sparpagliare manifesti.