
Arriva l'estate, tempo di tintarelle, fette di cocomero e voglia di girare. Chissà, potrebbe anche essere l'occasione buona per provare a fare un giro in bici: sì, un giro vero, usando la propria bici e buttandosi dietro le spalle, almeno per qualche giorno, la ciclabilità di casa nostra.
Non è difficile: basta un minimo di allenamento e aggiustare percorsi e tappe in base alle proprie condizioni fisiche. Se non si ha alcuna esperienza e si è un po' timorosi, è possibile affidarsi alle cure di qualche agenzia che organizza percorsi e trasporto bagagli mentre si è accompagnati da una guida, altrimenti si può anche provare a far tutto da soli. L'Italia è un paese fantastico, e grazie alle autostrade che risucchiano una gran parte del traffico è ancora possibile percorrere strade secondarie senza trovare molte auto. La Toscana poi, nonostante non abbia una vera rete cicloturistica, ha un sacco di meraviglie da mostrare al viaggiatore in bicicletta, e lo dimostrano i gruppi di turisti stranieri che vanno a zonzo per le colline della nostra regione.
Se poi volete proprio cambiare zona, io consiglio l'Alto Adige, dove c'è un'ampia rete cicloturistica provinciale abbinabile ai percorsi in mountain bike, e anche le vicine Austria e Baviera, su cui ho avuto la possibilità di pedalare un paio di volte.
Si possono trovare indicazioni interessanti per programmare il proprio viaggio (o anche solo per immaginarlo) partendo dall'ampia sezione cicloturistica del sito della FIAB.
Ogni sera da Firenze parte un treno con un vagone portabici con destinazione Monaco di Baviera. Se si riesce ad agguantare l'offerta, è possibile viaggiare in cuccetta a 39 euro (più 10 per la bici) per ogni tratta. L'arrivo è verso le 6.30, si scende dal treno ed ecco, vi sentirete come Alice nel paese delle meraviglie.
Unico effetto collaterale: dopo alcuni giorni di viaggio in Germania o in un qualsiasi paese del cicloturismo reale, ricominciare a girare in bici a casa propria potrebbe essere molto traumatico.
Rientrate con molta cautela.

Uno spot radiofonico promuove un oggetto “per affrontare tutte le insidie della città”. Proviamo ad indovinare: uno stradario interattivo? uno spray al peperoncino? un giubbotto antiproiettile? No. Invece stanno parlando di un gippone, tra l'altro il più venduto in Italia... Non so quali insidie si debbano affrontare (forse gli ambienti del film “1997, fuga da New York”?), ma è certo che la prima riguarda il costo del pieno per muovere questa “delizia” (poco più di 10 km con un litro...).
E cosa fare, però, per rendere più simpatico il gippone e il suo proprietario? Qualche creativo ha modificato l'acronimo SUV: diventa Smile Utility Vehicle, un biglietto da visita buonista che è un capolavoro per le pubbliche relazioni.
Che facciamo, ci caschiamo?

Leggendo la pubblicità di un'auto, ho letto che questa, grazie ad un particolare accessorio, è in grado di parcheggiare da sola: basta ingranare la retromarcia e fa tutto lei.
Una gran bella trovata, mi sono detto.
Poi mi sono chiesto: avranno pensato, per le auto destinate al mercato italiano, a modificare il programma in modo da permettere il parcheggio in seconda fila o sul marciapiede, che ormai sono quasi gli unici possibili sulle nostre strade?

Come già scrivevo tempo fa, non è possibile pensare che la bici possa essere utilizzabile in tutte le occasioni. Se non si vuol usare l'auto, l'alternativa è il bus, almeno per i prossimi mesi.
Bene: ciascuno di noi ha in testa una regola semplicissima: i mezzi pubblici passano dove le persone hanno bisogno di salire e dove hanno bisogno di scendere. Lapalissiano, no?
I punti dove ci sono gli interessi di molte persone si chiamano attrattori: ospedali, scuole, musei e così via. Il bus dovrebbe, diligentemente, portarcele. Beh, provate ad andare ad una mostra alla Fortezza...
Da ciclista ormai reso ignorante dei percorsi dei mezzi pubblici dall'uso massiccio del velocipede, ho telefonato al numero verde ATAF per farmi indicare quali linee usare per arrivare alla mostra della sostenibilità. La gentile signorina era costernata, ma a causa dei lavori tramviari il mio solito bus non fa più il capolinea alla stazione, ma alla rotonda di via il Prato. Da lì un altro bus mi ha portato alla stazione, ho scarpinato per alcune centinaia di metri per poi prendere un altro bus che mi ha fatto vedere la Fortezza, si è inabissato nel nuovo sottopasso per riemergere e lasciarmi accanto a villa Basilewski (si scriverà così?). Da lì ho potuto percorrere altre centinaia di metri per tornare indietro e arrivare all'ingresso della Fortezza.
Non so chi decide i percorsi dei bus, se il Comune o l'ATAF o entrambi. Mi chiedo però perché tutti i bus che passano intorno alla Fortezza non si fermano davanti. Visto che questa amministrazione si è molto spesa per far rimanere il polo fieristico cittadino a due passi dal centro e nel cuore del traffico cittadino, con quello che ne consegue, perché non permette ai visitatori di tutte le mostre di andarci anche con il bus?
E' inutile aver fatto quella piazza pedonale se non è possibile arrivarci con un mezzo pubblico, no?

Da qualche tempo tra i pelati e le zucchine è possibile trovare anche un gippone... proprio così: una catena di supermercati ha stretto una collaborazione con un imprenditore e vende un modello di gippone “made in Italy”, cioè assemblato in Italia.
La frontiera del “low-cost” arriva quindi anche nel mondo dei gipponi. Con meno di 16000 euro è possibile portarselo a casa (non nel carrello). Visto che ha il motore è a benzina, ha anche le versioni a GPL e, prossimamente, a metano, più ecologici e, soprattutto, economici visto che il consumo urbano è di 10 km/l, almeno secondo quanto dichiarato.
Nel mondo dell'immagine come saranno accolti i proprietari del gippone “low-cost”? Potranno essere considerati alla pari di un gipponista di caienna oppure dovranno occupare gli ultimi posti della “graduatoria” insieme ai proprietari delle vecchie fuoristrada del socialismo reale?
Pensate un po': il gippone popolare. Se volete, come tutti, avrete la possibilità di comprarvelo con pochi soldini. Rimarrà la solita domanda: dove li metteremo?

Da oggi entrano in funzione le nuove porte telematiche che dovrebbero impedire (o almeno limitare) l'accesso in centro o sulle preferenziali. Potremo finalmente vedere quanti e quali sono gli autorizzati ad entrare, e anche, c'è da augurarselo, corsie preferenziali più sgombre.
Se penso comunque che ci sono circa 55.000 permessi di transito in ZTL (di cui meno di un terzo per i residenti), mi chiedo quanta efficacia abbia questo strumento.
Vedremo. Anche se queste porte dovevano essere attivate prima in autunno e poi per Natale, prendiamo atto con soddisfazione che qualcosa si muove, sia pure molto, molto, moooolto lentamente...

A Londra il sindaco Livingstone è stato battuto. Non riesco a capire il perché, dopo le sue battaglie contro il traffico e il trasporto privato. O forse lo capisco benissimo?
Adesso avrà più tempo libero a disposizione, ma non mi sembra il caso di perdere tutta quell'esperienza: mandatelo qua da noi.
L'anno prossimo ci saranno le nuove elezioni municipali, e quale candidato migliore per la poltrona di sindaco? Le referenze sono ottime: grande esperienza, concretezza, conoscenza della lingua inglese: un biglietto da visita invidiabile.
Non sorridete, l'idea è meno sciocca di quello che sembra: perché importare dall'estero dei campioni di calcio (che, in fondo, sanno solo tirare calci ad un pallone) e non anche un amministratore di valore?
Proprio ora che aveva in mente di restringere ancora di più le maglie del traffico e bloccare i malefici gipponi (da noi, nonostante la famosa ordinanza anti-suv, continuano ad imperversare, perché ci sono molte deroghe...), non mi sembra il caso di lasciarlo ad annoiarsi.
Mr. Ken, please, come here!

Vi pare che i risultati referen-tramviari abbiano portato consiglio? A me pare di no, anche se qualcosa di meglio di è visto: gli alberi di via dello Statuto sono salvi, con buona pace di chi sarebbe andato avanti con la sua ruspa a testa bassa. Per qualche motivo che mi resta oscuro, si è rivisto con attenzione il progetto e la soluzione si è trovata. Non per merito o colpa dei comitati, hanno detto, e non m'interessa, perché il risultato che conta. Se questa fosse una prassi abituale, ci saremmo risparmiati un sacco di proteste e sciocchezze progettuali.
Ho trovato una notiziola sussurrata appena, e devo dire che non è stato facile. Tempo fa ci furono grandi levate di scudi in difesa del nuovo ponte tramviario di fronte a domande più o meno pertinenti. Invece, solo qualche settimana fa si parlava di un pilone che potrebbe essersi lesionato. Capite bene che se su due piloni totali, uno è lesionato, è molto probabile che il ponte sia instabile.
La lesione è di poco conto, diceva il responsabile della linea 1, ma saranno effettuati comunque dei controlli scrupolosi. Secondo un comunicato di Ornella De Zordo, consigliera comunale e Vicepresidente della Commissione trasporti e ambiente, sarebbe stato messo male, tolto e poi rimesso, con la possibilità di aver creato delle microfessurazioni che potrebbero danneggiare la “durabilità” del ponte.
Non oso pensare cosa potrebbe succedere con il famigerato ponte sullo stretto, ma sembra che in questa città, quando si mette mano a qualche lavoro più complicato del cambiare le piastrelle in un bagno pubblico o della sostituzione di una lampadina, ci sia sempre il diavolo che ci mette la coda.
Forse c'è davvero una presenza demoniaca che smuove i muri di cemento armato? Un campo magnetico astrale che modifica i progetti CAD memorizzati nei computer? Il movimento della faglia di S. Andrea che dalla California riesce a spostare i piloni di casa nostra?
Ci vorrebbe un geologo-parapsicologo per capirci qualcosa, no?

Tra le amenità che si leggono sui giornali, qualche settimana fa mi ha colpito la proposta di istituire sulle autostrade inglesi (che sono gratuite) una corsia a pagamento in cui gli automobilisti possano andare ad una velocità superiore di alcune decine di miglia orarie rispetto ai normali limiti di velocità.
Se ormai è appurato che la velocità eccessiva è una causa rilevante degli incidenti stradali, viene da chiedersi il senso di una scelta del genere.
A casa nostra, quando viaggiamo in autostrada vediamo bene quanti siano gli automobilisti che superano (abbondantemente) i limiti... in più, se l'automobilista fosse fotografato da un autovelox potrebbe evitare di dichiarare chi era alla guida del veicolo (e la decurtazione dei punti) pagando una semplice multa da 250 a 1000 euro (art. 126bis, comma 2 del codice della strada). Piuttosto, l'utilizzo del “Tutor” in autostrada sembra abbia prodotto un minor numero di morti e feriti.
Infine, finalmente si sta lavorando a livello europeo per creare un limitatore di velocità automatico per le auto. A quale velocità? 170 km/h...
Vien da chiedersi perché questa limitazione è ad una velocità superiore di 40 km/h rispetto al limite medio che abbiamo in Europa.

Per il semplice fatto che ci passano molto in alto sopra la testa, non ci viene da pensare che gli aerei siano una buona fonte di inquinamento.
Chi abita a Peretola se n'è già accorto comunque, che rumore, gas e anche la dispersione di carburante sono insopportabili.
Viene da domandarsi come si possa gestire l'inquinamento cittadino senza tener conto delle emissioni da aeromobili. Mi domando anche come si possa ancora pensare di potenziare ulteriormente un aeroporto a soli 11 chilometri dalla facciata del Duomo.
Andiamo in bici, quindi siamo ecologisti, e va bene.
A volte capita di montare su un aereo, e di libriarci nell'aria, pensando che il nostro svolazzare sia innoquo... ma non è così.
Per non farci prendere in giro da chi dice che la bici è usata solo da qualche intellettuale radical-chic che la usa per andare da un convegno ad una mostra, è bene che certe cose si sappiano.
Siamo intelligenti, e allora cominciamo a domandarci perché un viaggio Firenze-Roma in Eurostar costa 36 euro e un volo da Pisa ad Amburgo 21 euro o addirittura uno per Birmingham solo 10 euro. C'è qualcosa che non va.
Per cominciare, il carburante aereo non è tassato. Poi, il trasporto aereo è stato anche lasciato fuori dalle fonti di emissione della CO2 del protocollo di Kyoto.
Strano per un tipo di trasporto che, a causa delle emissioni in alta quota, crea ancora più danni rispetto alle emissioni a terra, per la lunga permanenza della CO2 e per la formazione di vapore acqueo che, alla quota di volo, crea delle scie di condensazione che aumentano l'effetto riscaldante. Secondo l'IPCC (Comitato internazionale per i cambiamenti climatici) l'impatto globale sui cambiamenti climatici del trasporto aereo è da 2 a 4 volte superiore a quello della sola emissione di CO2: come dire che si viaggia per uno ma si inquina per quattro.
Attualmente il trasporto aereo è responsabile del 3,5% (qualcuno azzarda anche il 10%) del riscaldamento globale, con una crescita che lo porterà al 15% entro cinquanta anni.
E le emissioni di PM10 intorno agli aeroporti dovuti a partenze e atterraggi? chissà.
Il trasporto aereo è utilizzato soltanto da una piccolissima percentuale di persone (meno dell'1% della popolazione mondiale lo usa tutti gli anni), ma le agevolazioni di cui gode vengono fatte pagare a tutti quanti, per non parlare dei disagi di chi vive accanto agli aeroporti.
Ce n'è abbastanza, no? E' giusto eliminare le auto, sacrosanto usare bici e mezzi pubblici, ma è necessario ridurre i voli aerei e la voglia matta di andare a spasso dappertutto.
Un volo a testa ogni due anni potrebbe anche essere troppo da sopportare per il pianeta. E anche per chi abita a Peretola.