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venerdì, 16 maggio 2008

Volare basso



Per il semplice fatto che ci passano molto in alto sopra la testa, non ci viene da pensare che gli aerei siano una buona fonte di inquinamento.


Chi abita a Peretola se n'è già accorto comunque, che rumore, gas e anche la dispersione di carburante sono insopportabili.

Viene da domandarsi come si possa gestire l'inquinamento cittadino senza tener conto delle emissioni da aeromobili. Mi domando anche come si possa ancora pensare di potenziare ulteriormente un aeroporto a soli 11 chilometri dalla facciata del Duomo.

Andiamo in bici, quindi siamo ecologisti, e va bene.

A volte capita di montare su un aereo, e di libriarci nell'aria, pensando che il nostro svolazzare sia innoquo... ma non è così.

Per non farci prendere in giro da chi dice che la bici è usata solo da qualche intellettuale radical-chic che la usa per andare da un convegno ad una mostra, è bene che certe cose si sappiano.


Siamo intelligenti, e allora cominciamo a domandarci perché un viaggio Firenze-Roma in Eurostar costa 36 euro e un volo da Pisa ad Amburgo 21 euro o addirittura uno per Birmingham solo 10 euro. C'è qualcosa che non va.

Per cominciare, il carburante aereo non è tassato. Poi, il trasporto aereo è stato anche lasciato fuori dalle fonti di emissione della CO2 del protocollo di Kyoto.

Strano per un tipo di trasporto che, a causa delle emissioni in alta quota, crea ancora più danni rispetto alle emissioni a terra, per la lunga permanenza della CO2 e per la formazione di vapore acqueo che, alla quota di volo, crea delle scie di condensazione che aumentano l'effetto riscaldante. Secondo l'IPCC (Comitato internazionale per i cambiamenti climatici) l'impatto globale sui cambiamenti climatici del trasporto aereo è da 2 a 4 volte superiore a quello della sola emissione di CO2: come dire che si viaggia per uno ma si inquina per quattro.

Attualmente il trasporto aereo è responsabile del 3,5% (qualcuno azzarda anche il 10%) del riscaldamento globale, con una crescita che lo porterà al 15% entro cinquanta anni.

E le emissioni di PM10 intorno agli aeroporti dovuti a partenze e atterraggi? chissà.


Il trasporto aereo è utilizzato soltanto da una piccolissima percentuale di persone (meno dell'1% della popolazione mondiale lo usa tutti gli anni), ma le agevolazioni di cui gode vengono fatte pagare a tutti quanti, per non parlare dei disagi di chi vive accanto agli aeroporti.

Ce n'è abbastanza, no? E' giusto eliminare le auto, sacrosanto usare bici e mezzi pubblici, ma è necessario ridurre i voli aerei e la voglia matta di andare a spasso dappertutto.

Un volo a testa ogni due anni potrebbe anche essere troppo da sopportare per il pianeta. E anche per chi abita a Peretola.

postato da: patrillo alle ore 07:01 | link | commenti (1)
categorie: varie ed eventuali, che si fa

Commenti
#1   17 Maggio 2008 - 10:22
 
Sono pienamente d'accordo. C'è da dire che ultimamente nuovi motori e forse l'utilizzo in futuro di carburante potrebbero cambiare sostanzialmente la situazione..
però a me pare che la questione ecologica sia ancora argomento di nicchia, intendendo dire che a me pare una questione molto lontana dalle coscienze.
Un esempio forse stupido: in questi giorni, con la chiusura di via Trieste, si sono formate delle code lunghuissime (sopratutto nei tempi di attesa) in via V. Emanuele, con auto ferme decine di minuti, specie tra i due passaggi a livello.
Ho notato come solo una piccolissima parte degli automobilisti avesse il garbo (visto le persone in bici o ferme al passaggio a livello) o almeno il 'senso ecologico' o solo economico, di spegnere il motore; gli altri a motore accesso aspettavano (invano) l'apertura del passaggio verso il Ponte Rosso.
Quindi, né il prezzo del carburante, né i vari discorsi sul 'global warming' hanno 'preso' a livello sociale..eppure una volta mi ricordo che il motore, per le lunghe pause, lo si spegneva tutti..
Oggi vige in realtà un'indifferenza tale (a livello di comunità, inteso come vivere insieme agli altri e sentirsi parte del pianeta) che nessun argomento tocca alcuno..sarà casomai un problema del prossimo.
Credo che questa sarà la vera battaglia del futuro; cercare di muovere più coscienze possibile verso la presa di coscienza che la terra non è una discarica ma un posto in cui anche le generazioni future hanno il diritto di vivere.
ciao,
stefano
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