

Attenti: si scrive crossover, ma è un gippone camuffato. L'ultima nicchia dell'industria automobilistica si chiama crossover, un piccolo gippone poco più grande di una berlina. Dopo l'iniziale avvento dei gipponi curati con lo steroide della crescita, qualche abile genio del marketing dovrebbe aver capito che da noi, in Europa, potrebbe avere più successo un'auto più piccola (il disegno e le dimensioni delle nostre strade, cariche di storia, non sono adatte ai gipponi giganti) e con un'aggressività meno marcata per sembrare meno antipatici.
Il risultato è che i produttori di questi oggetti aumentano.
Uno degli ultimi usciti ha come slogan “immagina qualcosa di completamente diverso” e prosegue con “perché accontentarsi della realtà così com'è?”. Già, perché accontentarsi? la pubblicità non racconta che la realtà a cui non potrà sfuggire neanche il futuro possessore di quella meraviglia è quella di mettersi in coda, che abbia 2, 3 o 4 ruote motrici.
La mala educación

Una tranquilla domenica pomeriggio. In un impianto sportivo si svolge una manifestazione organizzata dal quartiere con la partecipazione di numerose società di diverse attività sportive, dalla ginnastica al ping-pong.
Nel programma ci sono esibizioni, saggi ed è persino provare le diverse specialità.
E' una bella festa, al motto di “mens sana in corpore sano”.
Fuori dall'impianto, ecco le auto di atleti e dei genitori degli atleti. Incapaci di percorrere a piedi un faticoso centinaio di metri, ecco che l'auto viene “appoggiata” dove si può: sul marciapiede o sulle strisce. Passeggini, anziani e disabili? pazienza. Complice il pomeriggio festivo e l'assenza della vigilanza municipale, a qualsiasi manifestazione l'automobilista si sente legittimato a parcheggiare come e dove gli pare, che si parli di mercati, sagre o tutto quello che volete.
In questo caso però si raggiunge il massimo dell'ipocrisia: sport e movimento vanno fatti in palestra, e per arrivarci si usano auto e motorini, lasciandoli dove capita. E ai figli sembrerà normale, domani, fare altrettanto.

Oggigiorno i sondaggi si fanno su ogni argomento, con risultati a volte divertenti e a volte inquietanti. Ne ho letto uno che raccontava di come, nella nostra città, un terzo degli abitanti passi in auto più di un'ora al giorno (a livello nazionale pare siano il 20%), mentre un quarto ci rimanga tra mezz'ora e un'ora.
Tra gli altri numeri, due terzi degli automobilisti è rassegnato alla coda quotidiana, mentre il terzo restante si innervosisce.
I numeri sono divertenti, perché superando il primo impatto matematico che danno si possono fare riflessioni simpatiche. Ad esempio, circa il 20% degli automobilisti fiorentini passa in auto da 10 a 30 minuti al giorno: vuol dire un viaggio da 5 a 15 minuti, più il ritorno. Se si escludono chi ha problemi motori e coloro che devono portare in giro pacchi e scatoloni, quanti di questi 70.000 concittadini potrebbero andare in bici o a piedi?
Se si pensa che nello stesso sondaggio quasi la metà degli intervistati ritiene utile andare a piedi o usare mezzi alternativi, ci sarebbe da chiedersi perché dovrebbero, ancora una volta, cominciare gli altri...

Anche i nostri giornali hanno scritto di come in Romania si sia vietato il transito sulle strade dei carri trainati da cavalli. Le statistiche dimostrano questi sono causa del 10% degli incidenti stradali.
I proprietari dei cavalli da tiro, di modeste condizioni economiche, si sono trovati costretti ad abbandonare i loro animali, perché, a differenza delle auto, i cavalli consumano, giustamente, anche da fermi. Il governo locale ha allora vietato di abbandonare i cavalli...
Incredibile, no?
Mi domando perché abbiano abolito la causa del 10% degli incidenti invece della causa dell'altro 90%, presumibilmente auto e camion.
Spero che a qualcuno a casa nostra, per ridurre i numero dei morti negli incidenti stradali di cui i pedoni sono quasi sempre la maggioranza, non vieti il transito a piedi per la città...

Uno spot radiofonico promuove un oggetto “per affrontare tutte le insidie della città”. Proviamo ad indovinare: uno stradario interattivo? uno spray al peperoncino? un giubbotto antiproiettile? No. Invece stanno parlando di un gippone, tra l'altro il più venduto in Italia... Non so quali insidie si debbano affrontare (forse gli ambienti del film “1997, fuga da New York”?), ma è certo che la prima riguarda il costo del pieno per muovere questa “delizia” (poco più di 10 km con un litro...).
E cosa fare, però, per rendere più simpatico il gippone e il suo proprietario? Qualche creativo ha modificato l'acronimo SUV: diventa Smile Utility Vehicle, un biglietto da visita buonista che è un capolavoro per le pubbliche relazioni.
Che facciamo, ci caschiamo?

Leggendo la pubblicità di un'auto, ho letto che questa, grazie ad un particolare accessorio, è in grado di parcheggiare da sola: basta ingranare la retromarcia e fa tutto lei.
Una gran bella trovata, mi sono detto.
Poi mi sono chiesto: avranno pensato, per le auto destinate al mercato italiano, a modificare il programma in modo da permettere il parcheggio in seconda fila o sul marciapiede, che ormai sono quasi gli unici possibili sulle nostre strade?

Da qualche tempo tra i pelati e le zucchine è possibile trovare anche un gippone... proprio così: una catena di supermercati ha stretto una collaborazione con un imprenditore e vende un modello di gippone “made in Italy”, cioè assemblato in Italia.
La frontiera del “low-cost” arriva quindi anche nel mondo dei gipponi. Con meno di 16000 euro è possibile portarselo a casa (non nel carrello). Visto che ha il motore è a benzina, ha anche le versioni a GPL e, prossimamente, a metano, più ecologici e, soprattutto, economici visto che il consumo urbano è di 10 km/l, almeno secondo quanto dichiarato.
Nel mondo dell'immagine come saranno accolti i proprietari del gippone “low-cost”? Potranno essere considerati alla pari di un gipponista di caienna oppure dovranno occupare gli ultimi posti della “graduatoria” insieme ai proprietari delle vecchie fuoristrada del socialismo reale?
Pensate un po': il gippone popolare. Se volete, come tutti, avrete la possibilità di comprarvelo con pochi soldini. Rimarrà la solita domanda: dove li metteremo?

Tra le amenità che si leggono sui giornali, qualche settimana fa mi ha colpito la proposta di istituire sulle autostrade inglesi (che sono gratuite) una corsia a pagamento in cui gli automobilisti possano andare ad una velocità superiore di alcune decine di miglia orarie rispetto ai normali limiti di velocità.
Se ormai è appurato che la velocità eccessiva è una causa rilevante degli incidenti stradali, viene da chiedersi il senso di una scelta del genere.
A casa nostra, quando viaggiamo in autostrada vediamo bene quanti siano gli automobilisti che superano (abbondantemente) i limiti... in più, se l'automobilista fosse fotografato da un autovelox potrebbe evitare di dichiarare chi era alla guida del veicolo (e la decurtazione dei punti) pagando una semplice multa da 250 a 1000 euro (art. 126bis, comma 2 del codice della strada). Piuttosto, l'utilizzo del “Tutor” in autostrada sembra abbia prodotto un minor numero di morti e feriti.
Infine, finalmente si sta lavorando a livello europeo per creare un limitatore di velocità automatico per le auto. A quale velocità? 170 km/h...
Vien da chiedersi perché questa limitazione è ad una velocità superiore di 40 km/h rispetto al limite medio che abbiamo in Europa.

Guardando le pubblicità delle auto con una certa freddezza, a volte si notano particolari che risultano inquietanti. Ad esempio, la pubblicità di un gippone declama con enfasi la sicurezza di quel mezzo.
Si comincia con una domanda retorica: chi è la persona più importante da proteggere quando guidi un SUV? Bella domanda, dico io. La risposta qual'è? E' che il SUV in questione protegge conducenti, passeggeri, automobilisti, pedoni e ambiente. In questo ordine, credo, mettendo al primo posto il conducente che, di solito, è quello che paga il marchingegno.
Una serie di diavolerie elettroniche veglia sull'umanità, ma non c'è alcuna riga che spieghi come sia poco intelligente usare un'auto a quattro ruote motrici di due tonnellate in una città, nè come un sensore possa bloccare l'auto se passa con il rosso o davanti alle strisce.
Non so voi, ma non mi sento molto più sicuro.